Odio online, hate speech e fake news: come riconoscerli?
«Un sasso cade in un bicchiere colmo d’acqua e l’acqua trabocca sulla tovaglia. Solo che il bicchiere è in realtà uno spazio sconfinato, sempre più immateriale, il sasso è un macigno quasi sempre ben pilotato, e sulla tovaglia ci sono milioni di creature umane che non hanno spesso i mezzi per difendersi.» Per spiegare l’impatto che l’hate speech ha nella nostra società, non esiste forse immagine migliore di quella che Dino Buzzati scelse per descrivere la tragedia del Vajont. Perché è questo quello che sta accadendo.
L’utilizzo sempre più diffuso e tollerato di parole rabbiose, la mortificazione sistematica di chi viene ritenuto portatore di valori o semplici tratti culturali diversi dai propri, la polarizzazione accettata e anzi promossa dai più importanti esponenti politici della nostra società, sta disgregando le nostre città e isolando le persone.
L’hate speech in Italia negli ultimi anni
Non è un caso che negli ultimi anni istituzioni pubbliche e private e associazioni stiano investendo molte risorse per contrastare il diffondersi di questo modo di intendere le relazioni. Purtroppo, però, non basta concentrarsi sul linguaggio. Con l’arrivo dei social network, abbiamo assistito ad un cambio progressivo ma inarrestabile del luogo preferito dove relazionarsi con gli altri, ma anche e soprattutto dove ricevere informazioni.
È accaduto che sistemi creati per mettere in contatto le persone siano diventati la nostra principale, se non unica, via per capire e relazionarsi con il mondo. Potrebbe sembrare un semplice segno dei tempi, la prova del nostro progresso tecnologico, come lo furono le auto, i telefoni, gli aerei. Ma nessuna rivoluzione tecnologica è mai potuta entrare così profondamente nelle nostre vite: mai come oggi la capacità dei sistemi informatici di immagazzinare e gestire dati è stata così potente. Ormai quasi al di sopra dell’umana comprensione.
Il rapporto tra hate speech e social network
Hate Speech e social network sono strettamente connessi, così come lo sono Hate Speech e fake news. Trovare soluzioni efficaci non è semplice, perché bisogna concentrarsi sia sul mezzo (i social) sia sul contenuto, passando per il linguaggio. Evitando, al contempo, di suggerire l’astensione dall’uso dei social network o il loro abbattimento. Non è più fattibile. Per questa ragione abbiamo pensato di creare uno spazio dove sia possibile, insieme, cambiare rotta.
Hate Trackers vuole lavorare con tutti coloro che, a livello locale, si impegnano quotidianamente per tenere vivi i legami sociali, per difendere le vittime di discriminazione, per promuovere delle relazioni fondate sul rispetto e la collaborazione. Vogliamo lavorare con i giovani, ma senza dimenticare l’intera comunità che vive attorno a loro.
Viogliamo mettere in contatto le scuole, i gruppi informali, gli attivisti per i diritti umani che lavorano nel progetto attraverso questo portale, favorendo gli incontri con altre realtà impegnate sul territorio. Non permetteremo che nessuno, online o offline, cammini più da solo.
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