7 Dicembre 2023

Se vuoi il mio posto prendi il mio handicap

di Camila Pelissero – attivista HT

Se vuoi il mio posto prendi il mio handicap” è la frase da cui vorrei iniziare la riflessione di oggi in quanto giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità. Forse alcuni di voi se la ricorderanno dagli anni ’90, altri potrebbero averla vista nel parcheggio in cui hanno lasciato l’auto stamattina. Perché sì, veniva usata 30 anni fa, ma anche al giorno d’oggi per aiutare a contrastare la disattenzione che alcuni mostrano nel parcheggiare in quei posti dedicati a persone con disabilità.

Per quanto forse possa essere utile per far sì che queste persone possano trovare il posto libero quando ne hanno bisogno, potrebbe non essere la miglior scelta di parole per sensibilizzare sul tema. È una frase che non porta chi legge a rendersi conto del torto che farebbe alla persona a cui volesse togliere quel posto, bensì ad infastidirsi o a provare pena per chi, a parer suo, è talmente sfortunatз da trovarsi in tali condizioni. Per non parlare, poi, del modo in cui la disabilità viene strumentalizzata come minaccia contro chi non ce l’ha, e della negatività che provoca in molte persone che, invece, ce l’hanno. 

Eppure le cose non dovrebbero stare così, perché una disabilità non è una caratteristica intrinsecamente negativa appartenente a un individuo, e non è nemmeno qualcosa da temere. Indipendentemente dal tipo di disabilità, è importante ricordare che uno degli elementi fondamentali per definirla riguarda gli ostacoli che una persona incontra nei vari aspetti della propria vita, e che definiscono il livello di opportunità a cui ha accesso e che le vengono offerte dalla società in cui vive. In poche parole, significa che una disabilità è un tratto caratteristico di un individuo che può essere reso negativo e limitante dal contesto di cui fa parte, ma che non è negativo per natura.

Perciò, non dobbiamo credere che il mondo sia suddiviso in persone fortunate da un lato e sfortunate dall’altro. Non rassegniamoci all’idea che una disabilità debba necessariamente rappresentare un peso da portare. Impegniamoci invece a risolvere i problemi che la società in cui viviamo pone di fronte a chi ha bisogno di uno strumento in più rispetto a quelli che abbiamo a disposizione oggi, e permettiamo a chiunque di vivere in condizioni di uguaglianza. Facciamo il possibile per espandere l’area di ciò che consideriamo “abile” e lasciamo alle persone il diritto di tenersi quel tratto che fa parte di loro, senza che si sentano costrette a rifiutarlo o a odiarlo perché la società non è pronta per accoglierle. Lasciamo il diritto alle persone di sentirsi libere di essere sé stesse.

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