di Emanuele Russo
L’inchiesta della testata web Fanpage sui giovani del partito della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, che investiga sulle radici fasciste, razziste e antisemite del partito, è da diversi giorni al centro del dibattito politico, o almeno di una parte di esso.
Dopo una scalata invidiabile, che ha portato in dieci anni il suo partito da percentuali al di sotto del 4% fino a sfiorare il 30% nelle ultime elezioni europee, Giorgia Meloni ha visto il proprio prestigio di leader di destra, ma comunque moderata, messo in dubbio da quanto accade nei circoli giovanili vicini al partito che guida la maggioranza di Governo.
Negli scorsi giorni la premier è intervenuta direttamente nel dibattito, accusando Fanpage di metodi da regime. Accuse che sono state rispedite al mittente dalla testata, che ricorda come i metodi del giornalismo d’inchiesta, usati in questo caso ma anche in altri contesti, come ad esempio nei confronti del PD, siano legittimi e necessari in una democrazia. Non vogliamo soffermarci sul botta e risposta, anche se crediamo sia importante sottolineare che le infiltrazioni dentro partiti e organizzazioni legali sono da considerarsi un metodo di regime quando operate da chi detiene il controllo dell’autorità costituita, non da chi ha il compito di controllare la società e il potere attraverso l’informazione indipendente, che è la funzione che deve esercitare la stampa in una società democratica matura.
In ogni caso, la politica italiana, e non solo, è da tempo dominata da discorsi sempre più discriminatori e aggressivi contro minoranze, migranti e donne, nonché esponenti dei partiti avversi. Già nelle passate elezioni europee del 2019 Amnesty International denunciava il fatto che avessero vinto i leader che avevano fatto maggior ricorso al discorso d’odio, e la situazione non è mutata in questa tornata.
L’ondata di successo dei partiti di destra e estrema destra in Europa che abbiamo visto consolidarsi nelle ultime elezioni europee (sebbene in parte non confermate dall’ultimo esito elettorale francese) segna l’affermarsi, nel nostro continente, di valori che mettono in discussione i principi fondamentali della Carta Europea dei Diritti dell’Uomo di uguaglianza e libertà, è stata costruita negli anni, e che denunce in tal senso ne sono state pubblicate diverse.
Non si tratta, però, di un exploit improvviso e inimmaginabile. Da oltre vent’anni, analisti, giornalisti attivisti denunciano il diffondersi di idee pericolose per la democrazia e i diritti umani tra i giovani, attraverso eventi culturali e, ultimamente, la rete.
Ricordiamo tre pubblicazioni significative:
La Rete Segreta. Vecchi e nuovi nazisti, di O. Schrom e A. Ropke, Feltrinelli 2002. In questa inchiesta si analizza la rete Stille hilfe für kriegsgefangene und internierte (Aiuto silenzioso per prigionieri di guerra e internati) il cui scopo formale è creare una rete di supporto per le persone cadute in difficoltà in seguito alle vicende della Seconda guerra mondiale. In realtà l’organizzazione ha operato per oltre quarant’anni con il segreto intento di aiutare i nazisti in fuga. In questa inchiesta si intrecciano le storie di figure maggiori e minori del nazismo vecchio e nuovo. Nelle pagine dell’inchiesta si trova ben descritto l’humus di revanchismo tedesco, depressione della ex-DDR riunificata nella RDT e rischi della globalizzazione che hanno poi portato, a partire dal 2013, a confluire nella proposta di AfD.
Nazi-Rock. Pop music e destra radicale, di V. Marchi, Castelvecchi 1997. In questa inchiesta molto articolata, Marchi analizza come, nel nostro paese, i valori fascisti siano ancora molto forti, e si diffondano tra i giovani attraverso festival musicali e letterari che godono di un consenso crescente.
Se pensate che il 1997 sia un’epoca decisamente troppo distante per dire qualcosa sul nostro tempo, saltate subito alla terza e ultima proposta.
Nazirock – Come sdoganare la svastica e i saluti romani, C. Lazzaro, film-documentario del 2008. La pellicola è un viaggio nell’estrema destra italiana, attraverso i suoi rituali, la musica, gli slogan e i movimenti politici d’ispirazione fascista sdoganati durante il Governo Berlusconi. Da notare che il titolo è lo stesso dell’opera di Marchi, e l’opera fa parte di un dittico, perché è stata preceduta dal film-documentario Camicie verdi – Bruciare il tricolore, dedicato alla Lega Nord. Avrebbe dovuto esserci un terzo film, dedicato a Forza Italia, mai realizzato. Lazzaro sembra partire da dove Marchi, morto nel 2006, aveva lasciato con la sua opera, per addentrarsi nelle nuove realtà del fascismo del nuovo millennio, come Casa Pound, fondata da G. Iannone nel 2002, i cui legami con Fratelli d’Italia, di dieci anni più recente, non sono mai stati completamente recisi.
L’inchiesta di Fanpage si iscrive dunque all’interno di una lunga tradizione di denuncia di un discorso politico che mette in discussione i valori fondativi dell’Unione Europea e dell’Italia. I legami con l’attuale governo vanno dimostrati e chiariti, ma l’esistenza di questo sottobosco nero non dovrebbe stupire più nessuno.