23 Maggio 2024

Storia di un corpo (immaginario)

di Emanuele Russo e Amalia De Leo

 

Il mondo virtuale dei social network e social media ha permesso ai giovani di uscire da condizioni di isolamento locale ma, allo stesso tempo, li ha esposti a canoni di bellezza stereotipati e spesso irraggiungibili. Piattaforme come Facebook e poi Instagram e Tik Tok si sono trasformate in brevissimo tempo in sterminati tribunali, dove giurie oceaniche senza volto esprimono sentenze senza appello su chiunque.

Si è spesso abusato del termine narcisismo, a voler indicare, più che la vera e propria patologia, un atteggiamento di attenzione maniacale al proprio sé e all’effetto che la propria immagine provochi nella rete. Tuttavia, se è possibile sostenere che esista una tendenza narcisistica, indifferente all’età, a livello globale, al punto che recenti studi hanno rilevato come i parametri diagnostici del narcisismo vadano totalmente ricalibrati, è probabilmente il dismorfismo corporeo il disturbo più indicato a descrivere l’epoca in cui viviamo.

In un quotidiano caratterizzato dall’incertezza e dalla paura per il futuro e per le sorti del pianeta, l’accanimento sul proprio corpo appare l’unica forma di controllo sulla propria vita possibile. Ne è prova non tanto o non solo l’esplosione di casi di disturbi dell’alimentazione, quanto soprattutto il successo sempre più globale di stili di vita regolati dal fitness, dalla cura estrema per la propria forma fisica e dell’utilizzo massiccio della chirurgia estetica. Le iniziative di contrasto a questo uso del proprio corpo si stanno moltiplicando in tutto il mondo.

In Svezia Apotek Hjärtat, una grande catena di farmacie, ha deciso di vietare la vendita di prodotti estetici per la pelle a chi ha meno di 15 anni, salvo consenso dei genitori o dimostrato bisogno. In Francia per gli influencer è dal 2023 illegale promuovere immagini ritoccate e interventi di chirurgia estetica. Il punto, però, non è condannare il desiderio di modificare il proprio corpo in sé (anche se nel caso di minorenni forse è bene spingersi anche a questo), quanto rilevare il fatto che un tale accanimento sul proprio corpo, volto a renderlo conforme a parametri irraggiungibili, sia stato accentuato e reso pervasivo ad ogni età o strato sociale proprio dal passaggio da una forma di relazione diretta tra le persone ad una forma mediata attraverso i social media. In termini di vulnerabilità individuale al discorso d’odio questo processo può avere effetti dirompenti su migliaia di persone in tutto il mondo.

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