di Emanuele Russo
Sembra ormai il segreto di Pulcinella, ma è importante non lasciar calare l’attenzione sull’impatto negativo che il mondo dei social media ha sulle nostre società. Soprattutto perché, nella maggioranza dei casi, ci si concentra sugli aspetti psicologici individuali.
L’odio online rappresenta una minaccia per la salute mentale degli utenti. Questo è vero, ma perché non concentrarsi sulla minaccia sociale e politica dei social media? I luoghi virtuali dove passiamo sempre più tempo ad incontrarci, a raccogliere informazioni sul mondo, a mostrarci agli altri, sono spazi privati che rispondono ad agende private. Se ci permettono di ottenere e scambiare informazioni, è solo perché la contropartita è un tempo enorme di nostra esposizione a contenuti sponsorizzati e la cessione continua di dati sensibili utili alla profilazione delle nostre abitudini e dei nostri desideri.
Se ci permettono di dialogare con numeri potenzialmente infiniti di persone, è anche vero che ci permettono solo un certo tipo di dialogo, fondato su emotività esasperata, logiche di branco e scarso interesse all’approfondimento. La capacità discrezionale dell’algoritmo non è utile ai nostri obiettivi di conoscenza e informazione, ma è asservita alla creazione di una bolla nella quale possiamo sentirci a nostro agio per passare il maggior tempo possibile online.
Informarsi, dialogare e fare politica attraverso un mezzo del genere, anche se utile per velocizzare la ricerca di contenuti in un tempo, come il nostro, dove siamo sempre di fretta, ci priva del necessario confronto con opinioni diverse, ed esacerba i conflitti. Non siamo più abituati a cercare un compromesso e, ci piaccia o meno, il compromesso, che è cosa diversa dalla compromissione, è alla base della buona politica democratica. Lo stato di cose qui descritto non è né naturale né casuale, anche se, forse, non è stato in principio intenzionale.
Come persone attive non dobbiamo cedere al tentativo, deliberato o meno, di rendere il discorso d’odio online solo un problema per la nostra salute mentale. Per quanto rilevante, esiste un problema sistemico molto più rilevante, che è l’impoverimento progressivo del nostro patrimonio di partecipazione democratica, che non dobbiamo prendere sotto gamba.
10 Maggio 2024
La vita segreta delle agorà digitali
di Emanuele Russo
Sembra ormai il segreto di Pulcinella, ma è importante non lasciar calare l’attenzione sull’impatto negativo che il mondo dei social media ha sulle nostre società. Soprattutto perché, nella maggioranza dei casi, ci si concentra sugli aspetti psicologici individuali.
L’odio online rappresenta una minaccia per la salute mentale degli utenti. Questo è vero, ma perché non concentrarsi sulla minaccia sociale e politica dei social media? I luoghi virtuali dove passiamo sempre più tempo ad incontrarci, a raccogliere informazioni sul mondo, a mostrarci agli altri, sono spazi privati che rispondono ad agende private. Se ci permettono di ottenere e scambiare informazioni, è solo perché la contropartita è un tempo enorme di nostra esposizione a contenuti sponsorizzati e la cessione continua di dati sensibili utili alla profilazione delle nostre abitudini e dei nostri desideri.
Se ci permettono di dialogare con numeri potenzialmente infiniti di persone, è anche vero che ci permettono solo un certo tipo di dialogo, fondato su emotività esasperata, logiche di branco e scarso interesse all’approfondimento. La capacità discrezionale dell’algoritmo non è utile ai nostri obiettivi di conoscenza e informazione, ma è asservita alla creazione di una bolla nella quale possiamo sentirci a nostro agio per passare il maggior tempo possibile online.
Informarsi, dialogare e fare politica attraverso un mezzo del genere, anche se utile per velocizzare la ricerca di contenuti in un tempo, come il nostro, dove siamo sempre di fretta, ci priva del necessario confronto con opinioni diverse, ed esacerba i conflitti. Non siamo più abituati a cercare un compromesso e, ci piaccia o meno, il compromesso, che è cosa diversa dalla compromissione, è alla base della buona politica democratica. Lo stato di cose qui descritto non è né naturale né casuale, anche se, forse, non è stato in principio intenzionale.
Come persone attive non dobbiamo cedere al tentativo, deliberato o meno, di rendere il discorso d’odio online solo un problema per la nostra salute mentale. Per quanto rilevante, esiste un problema sistemico molto più rilevante, che è l’impoverimento progressivo del nostro patrimonio di partecipazione democratica, che non dobbiamo prendere sotto gamba.
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