9 Marzo 2021

Odio online, come neutralizzarlo: il Manifesto della Comunicazione Gentile

Il potere trasformativo della gentilezza capace di neutralizzare i discorsi d’odio online

I social network sono luoghi virtuali dove le interazioni sono reali, perché reali sono le persone che li abitano. In questi luoghi troppo spesso le parole e i toni utilizzati sono aggressivi, maleducati, carichi di offese, pregiudizi e imprecisioni. Commenti sgradevoli e sleali che feriscono chi li riceve.
Come proteggersi dall’odio online? Quale possibile strategia adottare? Fare finta di nulla funziona? Rispondere a tono è la chiave?

Una via di ri-uscita è la Scuola di Comunicazione Gentile attiva nelle Marche da quest’anno. Ne abbiamo parlato con Adele Iasimone e Genny Di Filippo, due delle fondatrici della scuola. Adele è un storica dell’arte appassionata da sempre di digitale ed esperta di comunicazione inclusiva, Genny si occupa di scrittura professionale e promozionale per le aziende, laureata in comunicazione e marketing, ma con un background sociale.

Punto di partenza: analisi delle differenze generazionali

La riflessione sulla comunicazione gentile nasce dallo studio del linguaggio usato dai più giovani, dal loro modo di comunicare sui social; entrambe le metodologie sono completamente diverse da quelle delle generazioni precedenti, le quali hanno dovuto imparare ad usarli in un secondo momento. I ragazzi si trovano immersi nell’online fin da piccoli, i devices sono il loro punto di comunicazione e congiunzione con il mondo: questo, da un lato, li rende senz’altro capaci e competenti, ma poco consapevoli di tutte le implicazioni che la vita online può generare. 

La poca consapevolezza riguarda anche  le generazioni precedenti che vedono nei social una dimensione “altra” senza capire che il digitale amplifica le problematiche del rispetto dell’altro perché non abbiamo un interlocutore faccia a faccia: sui social crollano le barriere e molte persone fanno fatica a trattenersi.

È proprio qui che è importante intervenire, si deve lavorare per un web sicuro con una formazione che parta offline per capire il mondo online e i suoi strumenti basata sulla dimensione relazionale con le persone. Dove c’è gentilezza le cose vanno meglio; le persone nella loro vita si misurano con tante situazioni e d essa deve far parte di questo percorso, il rispetto dell’altro deve fa parte del nostro modo d’interagire.

Il Manifesto della Comunicazione Gentile nelle scuole contro l’odio online

Nasce così il Manifesto della Comunicazione Gentileun prodotto tangibile, un insieme di indicazioni e punti essenziali che, nero su bianco, aiutano a capire l’incrocio tra web e vita reale. Ciò risulta estremamente utile a giovani e adulti affinché diventino comunicatori gentili.

La prima attività è fatta nelle scuole attraverso laboratori specifici dove gli studenti possono “toccare” con mano cosa significhi mancanza di gentilezza attraverso la presentazione di casi reali e testimonianze di coloro che hanno subito gravi danni causati da espressioni di odio online (body shaming, revenge porn, notizie false).

Questo li porta immediatamente a comprendere la portata dei discorsi d’odio e a prendere consapevolezza che anche nelle loro interlocuzioni sulle chat, spesso, usano linguaggi superficiali e inappropriati. Durante i momenti in classe le ragazze, ma anche i ragazzi confessano che su social come Instagram ad esempio, si sentono giudicate dal punto di vista fisico, sentono che bisogna essere sempre belle, perfette, sportive per essere accettate e che attitudini e passioni diverse non hanno un gran valore. 

A seguito della presa di coscienza viene presentato il manifesto e gli studenti vengono invitati a personalizzarlo. Perché? Perché la gentilezza ha molteplici rappresentazioni: ognuno può dunque redigere il proprio manifesto.  

L’attività formativa è estesa anche al mondo degli adulti, alle associazioni culturali e alle imprese con attività di team building. 

3 consigli utili per combattere l’hate speech

Abbiamo infine chiesto ad Adele e Genny se e come reagire quando di è vittime di hate speech: il primo consiglio è di parlarne subito con una terza persona per metabolizzare, oggettivare l’episodio e da lì intraprendere un’azione commisurata a quello che si sta vivendo. Secondo è considerare la risposta con toni pacati e rispettosi perché, spesso, chi aggredisce è spinto da una sensazione rabbia momentanea e non ha solide argomentazioni per cui basta fare una domanda e lo si neutralizza “Perché scrivi questo? Sulla base di cosa? Nel momento in cui non mi risponde, quell’attacco perde tutta la sua forza. Terzo è attivare una discussione affidandosi alla forza delle rete, cercando un supporto che innesca una dinamica positiva.

Quando si è vittime è sempre bene parlarne perché questo innesca consapevolezza e responsabilizza gli altri. 

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