Incitamento all’odio: la sua espressione nel cinema e nella musica
«Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: “Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene.” Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.» Il regista Mathieu Kassovitz racconta con questa immagine, all’inizio del suo capolavoro L’odio, il deteriorarsi progressivo della società francese, avendo come punto di osservazione l’incitamento all’odio nelle banlieues parigine.
Hate speech e odio
Keny Arkana, giovanissima rapper franco-argentina, quindici anni dopo l’uscita del film avrebbe ulteriormente approfondito la questione, aggiungendoci una prospettiva di genere. Capire l’odio significa addentrarsi nelle faglie più profonde della terra che sorregge le nostre città, accettando il punto di vista degli ultimi. Il modo più facile per farlo è attraverso l’arte. Il cinema di Ken Loach offre uno spaccato magistrale del declino della classe media inglese, una società che ha anticipato, per molti versi, i problemi che oggi l’Italia si trova ad affrontare. Un’opzione più accessibile può essere Joker, anche se probabilmente il film che meglio rappresenta l’humus dove germoglia l’odio nel nostro paese è Lo chiamavano Jeeg Robot.
Spesso si dice che attraverso l’ascolto della trap si possono capire molte cose sull’odio usato come canale espressivo,ma è anche vero che la trap mutua dal rap anche una rappresentazione caricaturale ed estetica della realtà, che non deve essere presa alla lettera. In questo il punk è certamente più sincero. In letteratura troviamo molti spunti interessanti, anche se va detto che la maggior parte dei testi che, da un punto di vista scientifico trattano il discorso d’odio, tendono ad approfondire maggiormente gli aspetti linguistici.
Beyond (mean)ing!
Crediamo sia invece opportuno ampliare lo sguardo oltre le parole, concentrandosi sui tratti salienti della società in cui il discorso d’odio si sta affermando. Una società fortemente segmentata, in crisi economica da ormai oltre un decennio, ma soprattutto sempre più abituata a confrontarsi esclusivamente attraverso i social network. Comprendere a fondo il funzionamento di questi ultimi ci dice moltissimo sulla nostra capacità reale di controllare le nostre reti sociali. Per questo, parallelamente all’analisi linguistica e sociale, non possiamo prescindere da quella tecnologica. I documentari The Social Dilemma e The Great Hack possono fornire molti spunti in proposito.