21 Dicembre 2023

Se ci fosse ancora mondo…

di Emanuele Russo

Il titolo di questo post è il verso di una canzone di Lucio Dalla, Itaca. Terra di ritorno per antonomasia, nella canzone viene rievocata da un innominato marinaio di Odisseo. La canzone rievoca nostalgicamente la terra natia nelle prime due strofe e nel ritornello. Nella terza strofa, il marinaio confessa al suo Capitano che tutte le avventure affrontate lo hanno sempre spaventato ma, alla fine, forse ci ha preso gusto. E quindi, anche se la sua casa rimane Itaca, se ci fosse ancora mondo, lui è pronto, dove si va? Nel brano riecheggia l’Ulisse dantesco che chiede ai suoi marinai, quando già si è tornati ad Itaca e si sono riabbracciate le proprie famiglie, di ricordare di essere stati creati per perseguire virtù e conoscenza, non per vivere come bruti. La loro nave sarebbe poi affondata alle Colonne d’Ercole, mentre in lontananza si stagliava la montagna del Purgatorio. 

La storia dell’Occidente è una storia di marinai di conquista. La realtà presente, celata da una storia che l’Occidente vuole puramente emergenziale, è quella di marinai loro malgrado, marinai di sventura. Il Capitano raccontato da Garrone e premiato a Cannes nel 2023, Seydou, rappresenta l’archetipo di un nuovo e improbabile solcatore di mari, improbabile non perché privo di coraggio o intenzione, ma perché ancorato ad un’immagine di terra promessa inesistente ma consapevolmente artefatta. 

Ora che non c’è più mondo, il Mediterraneo, e tutti gli altri mari, non hanno smesso di essere attraversati, ma invece del “vacuo terrore dell’eterno” della Calipso di Tabucchi, quello che guida le migliaia di migranti che ogni anno arrivano alle porte d’Europa sono paure molto più concrete: guerre, carestie o semplicemente la fuga verso futuri incerti. Concentrarsi sul viaggio quando si parla di migranti è importante perché mostra la realtà dell’unico diritto di libertà che ancora non è esteso ad ogni essere umano. Di tutte le possibilità tutelate attraverso i diritti civili, solo la libertà di movimento è riservata ai cittadini. Questo difetto di attribuzione potrebbe essere anche tollerato se tutti avessero una cittadinanza e se tutte le cittadinanze valessero allo stesso modo. Invece, è proprio guardando alla libertà di movimento che scopriamo quanto, in tema di diritti, esistono persone più uguali di altre. Il modo in cui trattiamo i migranti nei media, nei nostri profili social e nei nostri discorsi, non è che la cartina al tornasole del modo in cui la nostra civiltà considera gli esseri umani

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